Nel modo in cui una comunità tratta gli animali si misura il suo vero livello di civiltà. Non è uno slogan buonista, è un fatto. E oggi Cesena decide di misurarsi così: cattura le nutrie in gabbia e poi le fa uccidere a colpi di fucile, delegando ai cacciatori quello che non ha saputo affrontare con intelligenza e prevenzione.
Per qualcuno le nutrie sono “topi di fogna”, per altri simpatici roditori che vivono lungo i corsi d’acqua. La verità è che, piaccia o no, sono esseri senzienti, capaci di provare paura e dolore. La scelta di rinchiuderle in una gabbia, attirarle con il cibo e poi eliminarle con un’esecuzione armata è una pratica che definire “di contenimento” è un eufemismo: è violenza istituzionalizzata, autorizzata e persino finanziata con soldi pubblici.
Nel 2026 e 2027 il Comune stanzierà fondi per sostenere questa caccia “mirata”. È paradossale: da un lato si riempiono i discorsi di parole come sostenibilità, transizione ecologica, rispetto dell’ambiente; dall’altro, quando si tratta di convivere con la fauna selvatica, l’unica fantasia che resta è la stessa di un secolo fa: sparare.
Il problema non sono solo le nutrie. Il problema è una politica che si nasconde dietro la retorica del “grave pericolo” per mascherare la propria incapacità. Dove sono stati in questi anni i progetti di prevenzione, le opere sugli argini, gli studi seri sul fenomeno? È più facile dare le chiavi del territorio ai fucili, piuttosto che assumersi la fatica di costruire soluzioni complesse, non cruente, condivise con il mondo scientifico e con i cittadini.
Chi governa una città dovrebbe alzare l’asticella etica, non abbassarla. Un’amministrazione che considera normale risolvere i problemi ambientali trasformando gli animali in bersagli dà un messaggio netto: la vita, quando è scomoda, si elimina. Oggi tocca alle nutrie, domani ai lupi e poi a qualche altra specie “in eccesso”.
Cesena merita di più di un regolamento che odora di polvere da sparo. Merita un dibattito pubblico vero e amministratori che sappiano guardare oltre il grilletto e riconoscere che la civiltà non si proclama: si pratica, anche – e soprattutto – con chi non può difendersi fino in fondo.