Ci riempiamo la bocca di parole bellissime: accoglienza, inclusione, turismo per tutti, città aperta, territorio ospitale. Le mettiamo nei convegni, nei comunicati, nei depliant, nei post istituzionali. Poi arriva l’estate, arrivano i turisti, arrivano gli anziani, arrivano le famiglie, arrivano le persone con disabilità. E trovano una stazione ferroviaria che, di fatto, non è accessibile.
È una storia imbarazzante. Di quelle che fanno arrossire, perché toccano un punto essenziale: la civiltà di una località turistica non si misura solo dalla qualità degli hotel, dagli eventi in piazza o dalle campagne promozionali. Si misura anche, e forse soprattutto, dalla capacità di garantire a tutti il diritto elementare di arrivare, scendere da un treno, muoversi senza sentirsi un problema.
Cesenatico rischia invece di presentarsi all’imminente stagione turistica con una stazione off limits per portatori di handicap, persone con mobilità ridotta, anziani, viaggiatori fragili. E poco consola sapere che i lavori sono necessari, finanziati, programmati, tecnicamente giustificati. Perché il punto non è discutere l’utilità degli ascensori nuovi. Il punto è chiedersi come sia possibile sospendere l’accessibilità per sei mesi senza una soluzione alternativa credibile, rapida, dignitosa.
Qualche settimana fa, al palazzo del turismo di Cesenatico, si è parlato molto di disabilità, anche alla presenza del ministro Locatelli. Parole importanti, solenni, condivisibili. Ma le parole, quando poi si scontrano con una scalinata invalicabile, diventano ornamenti inutili. L’inclusione non può essere una formula da cerimonia: deve reggere alla prova concreta di una stazione, di un binario, di un ascensore che non c’è.
Le responsabilità tecniche sono di RFI, ed è bene dirlo con chiarezza. Il Comune, su questo intervento, non ha competenze dirette. Ma finisce qui la questione? No. Perché adesso comincia un’altra partita: quella delle pressioni, delle sollecitazioni, del pressing politico e istituzionale. Cesenatico non può permettersi di arrivare al 31 luglio con questa onta addosso.
Serve che tutti si muovano. Serve che l’assessore regionale Frisoni, sempre pronto a intervenire sui temi del turismo, si attivi concretamente. Serve che anche De Pascale faccia la sua parte. I canali per bussare alle porte giuste non mancano. Mancano, semmai, il tempo e la pazienza dei cittadini.
Perché se davvero questa estate la stazione resterà inaccessibile, non sarà solo un disagio. Sarà un pessimo biglietto da visita. E la politica avrà perso una bella occasione per rendersi utile.