7 Novembre, 2026 Cesenatico
Lacchini: “Il rigassificatore? Pensiamoci bene prima di danneggiare l’ambiente”

Lacchini: “Il rigassificatore? Pensiamoci bene prima di danneggiare l’ambiente”

“Non siamo per principio contrari al rigassificatore, che garantirà energia preziosa alle famiglie romagnole, ma essendo un procedimento a ‘ciclo aperto’, non possiamo non essere preoccupati per il suo impatto ambientale”. Parola del dottor Fabio Lacchini, uomo di mare e presidente della Cooperativa Armatori della Pesca di Cesenatico, secondo cui “fino ad oggi, su questo tema, è mancata del tutto la concertazione, nel senso che, a pochi mesi dal via (previsto per aprile 2025, ndr), nessuno ci ha ancora ufficialmente spiegato in che modo opererà la nave ‘Singapore’ al largo di Ravenna. Le informazioni che abbiamo sono sommarie e non ufficiali, ma il tema è troppo importante per non essere approfondito. Dopo tanti rumors – spiega Lacchini – ci aspettiamo che, entro breve, le istituzioni regionali ci convochino per spiegarci, una volta per tutte, i dettagli di questo progetto”. 

“Per quello che si sa – prosegue – il rigassificatore opererà a ciclo aperto, dunque per trasformare il gas da liquido a gassoso, attraverso scambiatori di calore, utilizzerà acqua di mare che verrà poi trattata e distillata con cloruri e immessa nuovamente nell’ambiente. Dunque, non ci vuole chissà quale studio per capire che il cloro, che si trova anche nella candeggina, sia una sostanza nociva che, nel tempo, creerà danni irreversibili all’eco-sistema marino e dunque anche alla pesca. Per questa ragione – prosegue Lacchini – poiché il rigassificatore Singapore sarà posizionato in una zona abituale di lavoro per i pescherecci di Cesenatico, sarebbe molto più rassicurante operare con un ‘ciclo chiuso’, limitando quindi gli effetti dell’immissione continua di acqua inquinata in mare. Questo renderebbe il procedimento molto più eco-sostenibile. Peccato che, ci dicono, abbia un costo esorbitante e dunque ben difficilmente si sceglierà questa strada”. 

L’inquinamento marino, dunque, rappresenta il rischio numero uno di questa opera che porterà energia nelle nostre case, ma che – nel tempo – potrebbe presentare un conto salatissimo: “Il pericolo – avverte Lacchini – in un mare di 20 metri di profondità, è quello di creare un danno ambientale permanente, in particolare agli allevamenti di cozze e vongole che avranno meno nutrienti e dunque potrebbero avere uno sviluppo tardivo rispetto gli standard abituali. Lo stesso discorso vale per i pesci che, magari, non moriranno ma probabilmente non deporranno le uova in quella zona di mare, spostandosi in altre aree. Per tutte queste ragioni – ribadisce Lacchini – non siamo contrari agli impianti di rigassificazione ma, poiché la posta in palio è molto alta, prima di condannare a morte il settore della pesca – per altro già stremato dal caro carburante, dai fermi pesca che non arrivano mai, dalla burocrazia e dalla prospettiva delle pale eoliche nel 2027 – forse sarebbe il caso di ragionare con più prudenza e con più oculatezza. Servirebbe uno sforzo massivo da parte di tutte le cooperative e le confederazioni della pesca affinché la nostra voce arrivi alle istituzioni. Ma la marineria ha sempre avuto uno scarso peso politico e dunque, anche stavolta, benché il problema riguardi tutti, non sarà facile far valere le nostre ragioni”.

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