22 Settembre, 2026 Cesenatico

L’ultimo scandalo Ausl: il bonus che tradisce il “patto di cura”

La delibera dell’Ausl di Modena che promette 1,2 euro ad assistito ai medici che manterranno le prescrizioni sotto una certa soglia è presentata come strumento di appropriatezza. In realtà istituzionalizza un cortocircuito etico: lega economicamente il destino del medico alla quantità di prestazioni che NON eroga. Il messaggio implicito è feroce: meno esami prescrivi, più sei virtuoso, più vieni premiato. Dentro questa logica il paziente non è più una persona con una storia clinica, ma una variabile da comprimere per far quadrare i conti.

Si dirà: “Non vogliamo tagliare, ma ridurre l’inappropriatezza”. Giusto: nessuno difende esami inutili. Ma se davvero il problema fosse solo quello, basterebbero linee guida chiare, audit clinici seri, confronto tra pari, investimento su personale e tecnologia. Qui invece si sceglie la scorciatoia del bonus, il trionfo della sanità-algoritmo: una soglia numerica, un incentivo economico e il sottinteso che chi “sfora” sarà guardato con sospetto. È un modo rozzo di governare la complessità, che scarica sui medici la responsabilità del sottofinanziamento cronico e scarica sui pazienti il sospetto di essere “spreco”.

Il rischio emulazione è enorme: se passa il principio che si premia chi prescrive meno, domani potrà valere per farmaci costosi, per ricoveri, per accessi in pronto soccorso. Un domino pericoloso, che incentiva la medicina difensiva al contrario: non più “prescrivo troppo per paura delle cause”, ma “prescrivo troppo poco per compiacere il sistema”. 

In mezzo, come sempre, c’è il cittadino, più solo e più diffidente. Ed è questo il danno più grave: una sanità pubblica che chiede fiducia non può permettersi politiche che sembrano dire al medico: “Se risparmi sul tuo paziente, ti premio”.

Non si nega la necessità di usare meglio le risorse: si contesta l’idea di trasformare l’appropriatezza in un gioco a premi. Il vero salto di qualità sarebbe finanziare e organizzare meglio il servizio, rafforzare il dialogo clinico, dare strumenti e tempo ai medici per spiegare le scelte, non metterli in competizione sulla pelle dei pazienti. Se questa logica attecchisce, il paziente diventa un costo da contenere, non un diritto da proteggere: ed è lì che il Servizio sanitario pubblico inizia davvero a perdere se stesso.

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