Ci sono storie che arrivano in ritardo nel dibattito pubblico italiano. Non perché siano meno importanti, ma perché troppo spesso il Paese ha preferito dimenticarle. La vicenda di Mariasilvia Spolato è una di queste. Ecco perché la proiezione del film “Io non sono nessuno”, in programma mercoledì 13 maggio alle ore 20 al Cinema Eliseo di Cesena, rappresenta molto più di un semplice appuntamento cinematografico.
Il film, ispirato alla storia vera della prima donna in Italia a dichiarare apertamente la propria omosessualità, restituisce finalmente spazio e voce a una figura centrale delle lotte civili italiane.
Matematica, insegnante, militante del Fuori! e protagonista delle prime battaglie per la liberazione omosessuale, Mariasilvia Spolato pagò con l’isolamento sociale e professionale la scelta di vivere apertamente la propria identità. Un prezzo altissimo che oggi rischia di apparire lontano, quasi incomprensibile alle nuove generazioni. Eppure non lo è affatto.
L’iniziativa – promossa da Agedo Rimini Cesena, Famiglie Arcobaleno Emilia-Romagna e CGIL Forlì Cesena, con il patrocinio del Comune di Cesena e il sostegno del Comune di San Mauro Pascoli nell’ambito del progetto “Generazioni Unite Nella Parità dei Diritti” – arriva in una settimana simbolicamente vicina alla giornata internazionale contro l’omolesbobitransafobia. Non è un dettaglio. Perché il rischio più grande, oggi, è considerare certi diritti ormai acquisiti e irreversibili.
Le discriminazioni contemporanee, infatti, raramente si presentano con la brutalità del passato. Si fanno più sottili, più difficili da nominare: battute normalizzate, silenzi nei luoghi di lavoro, invisibilità sociale, richieste implicite di “non esporsi troppo”. È cambiato il linguaggio, ma non sempre la sostanza. E proprio per questo il cinema può ancora diventare uno strumento potente di coscienza collettiva.
La presenza in sala della regista Geraldine Ottier, che introdurrà il film e parteciperà al dibattito finale insieme alle realtà promotrici, aggiunge valore a una serata che vuole essere soprattutto occasione di confronto pubblico. Non una celebrazione rituale, ma un invito concreto a interrogarsi su quale idea di comunità vogliamo costruire.
Perché la storia di Mariasilvia Spolato ci insegna una verità ancora attualissima: ogni volta che qualcuno conquista il diritto di esistere senza paura, tutta la società diventa un po’ più libera.