7 Novembre, 2026 Cesenatico

Nuovo calendario scolastico: dopo la Regione ci mancava solo la Santanché 

Ancora una volta la politica, a tutti i livelli, dimostra scarsa attenzione per il turismo balneare. Un comparto che non è folclore né “interesse di categoria”, ma una delle locomotive che, pur con qualche inceppo, continuano a trainare l’economia del Paese: occupazione stagionale, indotto, servizi, commercio, redditi delle famiglie. Eppure, quando si ragiona di calendari e riforme, la Riviera finisce troppo spesso in fondo alla pagina, come se fosse una variabile marginale da spostare a piacimento.

Lo abbiamo visto con l’ipotesi, tutta regionale, di spezzare l’anno scolastico con uno “spring break” e di spostare giorni di lezione a giugno e settembre. Una proposta nata più per “dare il segnale che si fa qualcosa” che da un lavoro serio sui bisogni concreti delle comunità. 

A Cesenatico l’allarme era scattato subito, e non per conservatorismo: perché qui la scuola non vive in una bolla. Convive geometricamente con la stagione turistica, con l’organizzazione familiare, con i turni di lavoro, con la possibilità – o impossibilità – di trovare personale giovane per alberghi, bar e ristoranti proprio nei mesi chiave. Non a caso il Consiglio comunale si era espresso compatto con una mozione bipartisan: un no netto a esperimenti calati dall’alto che scaricano sui territori i costi di scelte bizzarre.

Sembrava che quel rischio fosse stato finalmente scongiurato: la Regione ha frenato, congelato l’ipotesi e parlato di un tavolo di confronto. Ma ecco che il fantasma ritorna, questa volta da Roma. La ministra del Turismo Daniela Santanchè annuncia un lavoro con Valditara per “allineare gradualmente” il calendario scolastico a modelli europei, in nome della destagionalizzazione. 

Peccato che, ancora una volta, si dimentichino le differenze climatiche e sociali: l’Italia non è la Germania, non è la Francia del Nord, e soprattutto ha una quota decisiva di turismo balneare che, per natura, si concentra in determinati periodi. Pensare di “redistribuire” i flussi muovendo le vacanze come un interruttore significa ignorare come funziona davvero la Riviera.

Qui il punto non è dire no a prescindere. Una riflessione sulla qualità del tempo scolastico è legittima e necessaria. Ma se la bussola diventa un generico “facciamo come in Europa”, senza distinguere territori, climi e modelli economici, il conto lo pagherà sempre la Romagna, dove a febbraio il turismo non si fa. 

Dopo aver evitato uno scivolone regionale, non possiamo accettare che lo stesso scenario rientri dalla finestra nazionale. Ascolto, dati e gradualità vera: altrimenti, la solita riforma “di principio” diventa l’ennesimo problema “per la costa”.

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