21 Settembre, 2026 Cesenatico

Osaka, il tour orientale della Regione (mentre il turismo affonda)

Lo dicono i dati (anche quelli che la Regione si ostina a non diramare): in Romagna il turismo non se la passa bene. La stagione langue, gli operatori stringono i denti, i conti non tornano.

Eppure, davanti a un problema molto concreto – meno presenze, meno incassi, più costi – la Regione sceglie la via esotica: valigia, dépliant lucidi e via verso Osaka, con la promessa di “agganciare nuovi mercati” e, perché no, “pescare turisti in Giappone”. 

Peccato che di turisti nipponici, a Cesenatico e dintorni, non se ne vedano quasi mai; e non certo perché manchi il fascino, ma perché servono collegamenti aerei, visti semplificati, pacchetti ad hoc, guide madrelingua, promo mirate. Insomma: infrastrutture e strategia, non passerelle.

È il solito panno caldo sulla fronte del moribondo: quando la domanda interna scricchiola, anzichè pensare a come trattenere chi già ci conosce – famiglie italiane, mercati di prossimità europei, turismo sportivo – si insegue l’idea demagogica che basti una settimana all’Expo di Osaka per aprire i rubinetti d’Oriente. Fantasioso? Sì. E pure comodo: la narrazione dell’“internazionalizzazione” suona bene, riempie comunicati e foto opportunity, ma non porta clienti negli alberghi domani mattina.

Gli albergatori chiedono cose semplici: promozione continuativa sui canali che contano, prezzi competitivi sui trasporti, eventi spalmati sull’intero calendario, tutela delle spiagge e della qualità ambientale, una lotta vera all’abusivismo degli appartamenti in nero che cannibalizza la stagione. Chiedono persino l’ABC del digitale: campagne che convertano, non vetrine autoreferenziali. E invece? Si vola a cercare l’eldorado a migliaia di chilometri, come se l’oceano potesse nascondere la polvere sotto il tappeto.

Ben vengano i rapporti con università e imprese, nessuno lo nega. Ma quando il turismo va giù, servono misure terra-terra: più treni e voli sulle direttrici reali dei nostri ospiti, accordi con i grandi player dell’online, calendarizzazione di grandi eventi sportivi e culturali, incentivi alla destagionalizzazione, servizi in spiaggia e in città all’altezza delle aspettative europee. Meno fiere da cartolina, più marketing che vende. Perché senza prenotazioni, il “saper fare” resta slogan. E a furia di rincorrere miraggi lontani, rischiamo di perdere anche chi era a due ore di macchina da noi.

© RIPRODUZIONE RISERVATA