C’è un dato che colpisce più di ogni altro nelle due delibere approvate dal Comune di Cesenatico: per portare Cosmo al Parco di Ponente vengono messi sul tavolo 42 mila euro di risorse pubbliche (leggi qui), mentre per Patty Pravo il cachet previsto è di 25 mila euro (leggi qui). E già qui, prima ancora di entrare nel merito dei gusti personali, si apre una questione enorme: davvero il mercato musicale contemporaneo può sostenere, senza arrossire, che Cosmo oggi “valga” quasi il doppio di Patty Pravo?
La risposta, per chi abbia un minimo di memoria musicale e di senso della prospettiva storica, è no. O, meglio: può dirlo il mercato, ma non può dirlo la musica.
Sia chiaro: Cosmo non è un artista banale. Ha costruito un percorso riconoscibile, ha intercettato un pubblico, ha saputo interpretare linguaggi, suoni e ritualità del presente. Ha una sua cifra, un suo mondo, un suo seguito. Nessuno mette in discussione che abbia un posto nella scena italiana di oggi. Ma un conto è riconoscere il suo ruolo generazionale, un altro è accettare senza fiatare che il sistema delle quotazioni finisca per collocarlo sopra una figura come Patty Pravo, che non è semplicemente una cantante di successo, ma una vera icona della musica italiana.
Patty Pravo attraversa epoche, stili, immaginari. È una delle rarissime artiste italiane che hanno saputo incarnare – insieme – voce, personalità, repertorio, trasgressione, eleganza e riconoscibilità assoluta. Non è solo un nome in cartellone: è un pezzo di storia culturale del Paese. È una presenza scenica che porta con sé decenni di canzoni, di linguaggio, di costume, di identità artistica. In altre parole, è patrimonio vivo.
Ed è qui che il confronto con Cosmo diventa rivelatore. Perché il punto non è stabilire chi piaccia di più ai ragazzi o chi venda meglio in prevendita in questa fase. Il punto è chiedersi se la musica debba essere valutata soltanto sulla base dell’onda del momento, dell’appeal su una fascia anagrafica o della spendibilità dentro un format. Se il criterio diventa questo, allora non stiamo più parlando di valore artistico: stiamo parlando di posizionamento commerciale.
Naturalmente il mercato funziona così: la domanda determina il prezzo. Ma il mercato, soprattutto oggi, appare sempre più incapace di distinguere tra moda e grandezza. Scambia la centralità del presente con la statura, il trend con la profondità, l’evento con la storia. Ed è per questo che cifre come queste fanno discutere: non perché Cosmo non debba essere pagato bene, ma perché Patty Pravo non può apparire, nei fatti, come un’artista “minore” o quasi di seconda fascia rispetto a chi, per quanto bravo, deve ancora percorrere moltissima strada prima di sedersi allo stesso tavolo.
Noi, da questo punto di vista, una scelta la facciamo serenamente: ci teniamo Patty Pravo. Ce la teniamo per quello che rappresenta, per quello che ha lasciato, per il peso specifico di una carriera che non si misura soltanto in biglietti staccati, ma in eredità artistica. Cosmo sarà anche un talento del suo tempo. Patty Pravo, però, è di un’altra categoria. E se oggi il listino racconta il contrario, allora è il listino ad essersi smarrito.