22 Settembre, 2026 Cesenatico

Portato via due volte, nell’ottobre di 23 anni fa la Romagna scoprì cos’è la crudeltà

Nell’ottobre di ventitré anni fa la cronaca smise di essere un elenco di fatti e divenne una lama. Un’auto che procede piano, una famiglia insieme, un bambino di tre anni stretto in braccio al padre sul sedile davanti: un gesto di premura dopo l’allattamento, la paura ingenua di un rigurgito. All’incrocio qualcuno non rispetta lo stop. L’urto contro un muretto, l’airbag che si apre come una cortina: ciò che salva gli adulti non conosce la misura dei piccoli. Raffaele muore sul colpo. La città si stringe, come può; tutto sembra già troppo.

Ma la tragedia, da noi, conobbe un secondo capitolo. Un mese dopo, di notte, mani ignote scavalcano il cancello del cimitero di Cesenatico, alzano la bara dall’alto, la portano via. È come se lo strappo si ripetesse: un figlio sottratto due volte, alla vita e al riposo. 

Seguono telefonate, la richiesta di un riscatto, l’attesa a filo teso. Risponde il padre, che prova a tenere il tempo al telefono, sperando nei carabinieri, in una traccia. Fino a un appuntamento promesso, a Predappio, in un giorno di nebbia in cui la vista è una congettura. L’incontro non avviene: forse un sospetto, forse solo la bruma. Da allora, nessun ritorno, nessuna tomba su cui posare un fiore. 

Rimane una pagina triste della nostra storia locale, ancora non risanata. Perché il lutto, senza un luogo, non conosce liturgia: resta sospeso, senza una pietra che lo contenga. Resta l’immagine di un padre che non ha potuto piangere sulla bara del figlio; resta una città che, a distanza di anni, non sa trovare parole che non suonino stonate.

Questa storia brucia ancora perché ci parla di un confine superato due volte: la morte e il suo rispetto. Ricorda, con crudele chiarezza, ciò che l’uomo può fare all’uomo. Non chiede commenti, chiede silenzio. E un abbraccio — a Salvatore Bagni e ai suoi cari — che è tutto quello che ci è dato offrire quando la giustizia non consola e la memoria è l’unico altare possibile.

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