“Due settimane fa mi sono sposato”. In un’altra vita sarebbe una frase da brindisi, da foto e abbracci. A queste latitudini, invece, ha il suono scorticato di una dichiarazione di resistenza.
Giampaolo Baldisserri – per tutti “Giampi”, 28enne di Cesenatico, tatuatore con un passato da rapper – ha detto sì a Ternopil’, nell’Ucraina occidentale. Una città che “sembrava tranquilla” e che, invece, due settimane fa, è diventata una delle tante Oblast’ martoriate del conflitto russo.
Siamo in Ucraina, dove anche le parole più belle hanno il sapore amaro della realtà: qui la guerra non ti lascia mai davvero parlare d’amore senza infilarsi in mezzo, come una sirena che taglia l’aria. Giampi lo racconta senza cercare effetti: la guerra, semplicemente, è dappertutto. Nel ritmo delle giornate, nella luce che va e viene, nelle notti nei rifugi, nell’idea stessa di futuro.

A fargli perdere la testa è stata Nadiia Vydysh, talentuosa violinista della Filarmonica di Ternopil’. Lui disegna sulla pelle “inchiostro e storie”, lei fa vibrare note che sembrano dire: “resisti”. E hanno scelto nozze essenziali, quasi spoglie. “Il nostro matrimonio è stato semplice – racconta Giampi – in un’agenzia matrimoniale, senza cerimonia. Non per mancanza d’amore, ma per rispetto. Per i miei familiari e per quelli di Nadia, per chi non ha testa di festeggiare mentre qualcun altro scava tra le macerie o aspetta notizie dal fronte. Un giorno, ci siamo detti, brinderemo come si deve.
Poi, la realtà ha bussato con violenza. “Quando abbiamo deciso di sposarci, la città sembrava tranquilla. Tranquilla, per modo di dire: in guerra la tranquillità è una tregua breve, non una condizione. Poi tutto è cambiato all’improvviso”. A tre chilometri dalla sua dimora missili su palazzi residenziali, civili massacrati, case distrutte. “Finestre dietro cui c’erano cene, bambini che dormivano, madri che sistemavano i giochi”. Il bilancio è diventato un numero impossibile da pronunciare senza sforzo: 33 morti: “Da quel giorno – ammette – il silenzio non è più solo silenzio: è attesa. È contare i minuti tra un allarme e l’altro”.
La serenità a Ternopil’ è un bene raro, quasi astratto. “Nella quotidianità la cosa che manca di più è una sola: la pace, quella vera, quella che ti permette di uscire senza chiederti dove correre se senti un boato”. E intanto la vita inciampa su ostacoli che, altrove, sarebbero fastidi: “L’elettricità va e viene: spesso manca durante il giorno e ogni blackout è una frenata della vita. Per me significa strumenti che si fermano, appuntamenti che slittano”. L’acqua è razionata. I prezzi salgono. “Mi ricordo quando, appena arrivato, con 2 euro pranzavi al ristorante. Oggi ne servono 4 o 5. Per noi italiani è ancora molto conveniente, ma per chi qui prende 150–200 euro al mese è un peso enorme”. E poi il coprifuoco: “Alle 23 bisogna essere in casa. Le strade si svuotano, la città si chiude come una palpebra”.
Eppure c’è un filo che non si spezza: la cultura. La musica, soprattutto. Nadia continua a lavorare con la Filarmonica di Ternopil’, e non è un dettaglio: è un segnale. “Nadia suona per la Filarmonica, fanno tantissimi concerti. È incredibile: nonostante tutto, c’è la voglia di riappropriarsi delle tradizioni, di non lasciare andare la propria cultura”. Per Giampi è anche una forma di difesa civile, perché “lo si dice poco, ma i russi stanno sottraendo tutte le culture, tutte le identità di questa terra, cercano di appiattire, di svuotare di significati”.
Così loro due vanno avanti: lei tra prove e concerti, lui tra aghi e disegni. E in mezzo, un amore che non fa scena, ma tiene in piedi le giornate. “Ogni famiglia ha qualcuno al fronte”, dice Giampi. “L’ansia è un coinquilino fisso”.
Però la vita resiste davvero, non per slogan: per ostinazione. “Qui ho imparato davvero cos’è la resilienza: non la parola da social, ma la sostanza. Questo è un popolo a cui puoi togliere la terra, non la dignità”. E forse l’atto ribelle di questa storia è tutta qui, nel loro “sì” detto sottovoce sotto un cielo che non promette niente: “L’amore non è solo felicità – conclude – è anche scelta, coraggio, ostinazione. È continuare a vivere mentre intorno la guerra prova a convincerti del contrario”.

Foto scattate da Giampaolo Baldisserri







