La domanda oggi è semplice: vogliamo continuare a proporre la stessa vacanza di sempre o provare a cambiare passo? Chi sceglie Cesenatico – ce l’hanno detto in tutti i modi e in tutte le lingue – non si accontenta più di sole e spiaggia. Chiede sport, natura, cultura del buon vivere, momenti di cura per sé. Una vacanza più esperienziale, capace di unire mare, paesaggio e benessere. Da qui l’idea di rimettere al centro un progetto che da anni bussa alla porta: le terme al Parco di Levante.
La vicenda nasce durante il mandato di Roberto Buda, quando Cesenatico riscattò dal Comune di Cesena la proprietà del Parco di Levante. Un’anomalia storica: un’area strategica del nostro territorio in mano a un altro Comune. L’operazione, avvenuta in cambio di azioni Hera, ebbe due effetti cruciali. Primo: restituì alla città la piena disponibilità di un polmone verde identitario. Secondo: aprì la strada a indagini geologiche e ambientali – analisi, carotaggi, verifiche – da cui emerse una scoperta destinata a cambiare la prospettiva.
Sotto il Parco di Levante scorre una falda di acqua termale. Le analisi ne hanno indicato proprietà analoghe a quelle dell’acqua delle Terme di Cervia, una tradizione di cura e benessere radicata a pochi chilometri da noi. Non un miraggio, dunque, ma una risorsa reale. La domanda successiva è di buon senso: vale la pena farla diventare un’opportunità concreta per lo sviluppo turistico di Cesenatico?

Un centro termale moderno, integrato nel parco e nel tessuto urbano, non sarebbe un doppione del mare: sarebbe un’altra cosa. Porterebbe destagionalizzazione, cioè flussi anche in autunno e inverno; nuove professionalità per giovani e operatori; ricadute economiche diffuse su alberghi, ristorazione, commercio di vicinato; rigenerazione urbana grazie a standard ambientali e paesaggistici di qualità. E, soprattutto, diversificherebbe un’offerta oggi troppo appiattita sul solo balneare.
Il turismo del benessere è uno dei segmenti che crescono di più in Europa. Le persone cercano luoghi verdi, acqua, percorsi salute, trattamenti, sport dolce, combinati con cultura e buona cucina. Cesenatico possiede già molte di queste tessere: il porto canale, i percorsi ciclabili, le aree naturali. Manca il tassello capace di connetterle in un’esperienza coerente tutto l’anno. Le terme potrebbero essere questo tassello.
Naturalmente un progetto così chiede serietà amministrativa: valutazioni ambientali, sostenibilità economico-finanziaria, accessibilità, mobilità dolce, coinvolgimento della comunità e degli operatori. Ma rinviare ancora significa lasciare in sospeso un potenziale che altri territori stanno già trasformando in realtà.
C’è poi un aspetto culturale. Cesenatico ha sempre saputo innovare: dalla marineria al turismo moderno, dalla ristorazione alla ciclabilità. Le terme al Parco di Levante sarebbero la nuova frontiera di questa vocazione: un’infrastruttura pubblica-privata che qualifica il parco, tutela la risorsa idrica, crea valore condiviso e racconta una città che cura il proprio benessere e quello degli ospiti.
In conclusione, è il momento di decidere. Non per le prossime elezioni, ma per i prossimi decenni. Se i turisti di oggi e di domani chiedono esperienze, Cesenatico può rispondere con un progetto termale serio, sostenibile e bello. Sarebbe la svolta per uscire da una vacanza “stagnante” e aprire una stagione nuova: mare, parco e benessere che finalmente camminano insieme.
