22 Settembre, 2026 Cesenatico

Un biatleta francese porta il “Pirata” alle Olimpiadi: in gara indosserà il vero orecchino di Pantani

Durante le due settimane olimpiche di Milano-Cortina 2026, Emilien Jacquelin avrà con sé un compagno speciale. Non un talismano qualsiasi, ma un frammento autentico di storia dello sport italiano: uno degli orecchini di Marco Pantani. Il biatleta francese, grande ammiratore del “Pirata”, ha ottenuto il consenso dei genitori del campione romagnolo per indossare in gara un gioiello proveniente dalla collezione personale di Pantani. Un gesto raro, carico di significato, che trasforma un accessorio in un ponte tra discipline e generazioni.

Il punto, sottolinea Jacquelin, è proprio l’autenticità: non si tratta di una replica né di un elemento imposto da sponsor o brand. È un oggetto vero, vissuto, che porta con sé l’aura di un atleta capace di accendere l’immaginario collettivo con il suo stile aggressivo, la sua audacia e quella miscela di fragilità e grandezza che lo ha reso iconico. 

Spiegando le ragioni del tributo, Jacquelin parla di qualcosa “di potente” e “molto toccante”: un modo per rendere omaggio non ai dibattiti e alle ombre che spesso accompagnano il nome di Pantani, ma al ricordo di ciò che ha rappresentato per tanti appassionati.

Il legame del francese con il ciclismo, del resto, non è una posa recente. Racconta di un’ammirazione nata da bambino, quasi istintiva, al punto da evocare immagini lontane come la tappa del 1998 a Les Deux Alpes, considerata una delle imprese simbolo del “Pirata”. 

Jacquelin ammette che per anni il suo sport del cuore è stato proprio il ciclismo: da adolescente arrivò persino a mettere da parte lo sci per concentrarsi sulla bici, coltivando il sogno – “sfrenato”, lo definisce – di correre un giorno il Tour de France.

Quel sogno non si è realizzato, ma l’idea dell’attacco, del rischio calcolato e dell’istinto da “corridore” è rimasta. Ed è qui che l’orecchino di Pantani diventa più di un ricordo: diventa una dichiarazione d’intenti, un piccolo segno visibile che Jacquelin porta sul volto mentre affronta il biathlon, sport dove si alternano fatica e precisione, impulso e controllo. 

Ad Anterselva, ventidue anni dopo la scomparsa di Pantani, quel cerchio di metallo sarà un omaggio silenzioso e insieme fragoroso: la memoria del “Pirata” che, per un attimo, torna a correre accanto a un altro atleta che vive di attacchi e coraggio.

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