22 Settembre, 2026 Cesenatico

Vincenzo Di Grazia, il coraggio scomodo di stare sui tacchi (20 anni fa)

Entrare in classe col tacco dodici, pantaloni aderenti e trucco, in un istituto alberghiero di provincia nel 2006, era un gesto destinato a far rumore. Di Grazia lo rivendicava come una provocazione, uno stratagemma per catturare l’attenzione dei ragazzi sulla sua materia, l’italiano. Non era solo una scelta di look, ma un modo di dire: “possiamo essere anche altro, possiamo uscire dal copione”.

Quel gesto, però, non va neppure trasformato in santino. Attorno alla sua figura si è sviluppata una vicenda giudiziaria, con accuse e una condanna pecuniaria per alcuni comportamenti sconvenienti tenuti in classe. È un pezzo della sua storia che non può essere rimosso, perché appartiene alle persone che l’hanno vissuta e porta con sé ferite e sensibilità da rispettare. Parlarne significa riconoscere che i pionieri non sono necessariamente eroi senza ombre, ma esseri umani, con limiti e fragilità.

In questi giorni qualcuno ci ha rimproverato di continuare a ricordarlo soprattutto attraverso i tacchi a spillo. È giusto chiarirlo: non è una caricatura, non è uno sfottò. È il simbolo pubblico che lui stesso ha scelto, l’immagine che ha aperto uno squarcio in un’epoca in cui bastava un dettaglio fuori posto per scatenare un’ispezione del Provveditorato.

Se oggi un docente entrasse in aula con un outfit non conforme agli stereotipi, probabilmente nascerebbe un dibattito, non un caso giudiziario. Il clima è cambiato, la sensibilità pure. In questo senso Di Grazia è stato un precursore: ha pagato sulla propria pelle il prezzo di una libertà che oggi molti danno quasi per scontata.

La sua eredità sta qui. Nella domanda che ancora ci obbliga a farci: quanto spazio diamo, a scuola e nella società, a chi esce dalle righe? Quanto siamo capaci di giudicare i comportamenti in modo rigoroso, ma senza trasformare la diversità in colpa? Ricordarlo significa tenere aperta questa discussione, sapendo che la sua vita non entra tutta in un titolo, né in un paio di tacchi a spillo.

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