22 Settembre, 2026 Cesenatico

Viva Tondelli: lo scrittore che ha dato un’anima alla Riviera

“Viva Tondelli, uno scrittore delle nostre parti” è il titolo del documentario prodotto dalla Regione Emilia-Romagna per il settantesimo della nascita di Pier Vittorio Tondelli. Un racconto corale di 60 minuti, con testimonianze di scrittori, musicisti e amici – da Enrico Brizzi a Vinicio Capossela, da Ligabue a Massimo Zamboni – che restituisce la voce di chi meglio di chiunque altro ha narrato i mutamenti dell’Emilia e della Romagna tra la fine dei Settanta e gli Ottanta.

Tondelli nasce a Correggio nel 1955 e in pochi anni costruisce un corpus di opere breve ma dirompente: “Altri libertini”, “Pao Pao”, “Rimini”, “Camere separate”. È uno scrittore emiliano fino al midollo, ma lo sguardo è sempre più largo: internazionale nei riferimenti culturali, radicalmente locale nei luoghi e nei corpi che mette in scena.

Il legame con la Romagna è uno dei fili più forti della sua scrittura. Con “Rimini” (1985) porta al centro della narrativa italiana la capitale estiva della penisola e, con lei, l’intera Riviera: un corridoio luminoso che dalle foci del Po arriva giù fino a Gabicce, passando per località come Cesenatico e Riccione, trasformate in scena pop del divertimento di massa, delle notti infinite e delle solitudini nascoste sotto il neon.

La Romagna di Tondelli non è mai cartolina. È una terra in movimento continuo: spiagge, pensioncine, discoteche, giornali locali, stagionali che vanno e vengono, famiglie in vacanza e ragazzi in fuga. Cesenatico e le altre città di costa entrano in questo “immaginario balneare” come luoghi di transito, dove si incrociano identità, desideri, linguaggi nuovi. 

In questa geografia sentimentale la Riviera diventa molto più di un fondale: è il laboratorio di un Paese che cambia, un’Italia che scopre il turismo di massa, l’edonismo, la notte, ma anche la malinconia del “giorno dopo”. Non è un caso che oggi, per raccontare l’anima della costa romagnola, si continui a tornare alle sue pagine.

La storia personale di Tondelli, però, non è separabile dall’ombra che cala sugli anni Ottanta: l’AIDS. Lo scrittore viene ricoverato a Reggio Emilia alla fine dell’estate 1990 e muore il 16 dicembre 1991, a soli 36 anni, per complicazioni legate alla malattia, in un clima di forte riserbo e stigma. Oggi la critica non ha più dubbi nell’indicare l’AIDS come causa della sua scomparsa, e molte letture lo considerano una delle figure simbolo – dolorose e rimosse – dell’epidemia in Italia.

Che questo nuovo documentario passi da Correggio a Bologna fino a Rimini non è soltanto una scelta logistica: è il riconoscimento di una mappa affettiva. Tondelli ha dato parole e volti a un’Emilia-Romagna inquieta, piena di musica, motori, amori sbilenchi, estati in Riviera e inverni di provincia. E Cesenatico, con il suo posto dentro la grande narrazione della costa, è uno dei punti di quella costellazione.

Ricordarlo oggi – a settant’anni dalla nascita e oltre trent’anni dalla morte – significa anche fare i conti con un pezzo di memoria collettiva: quella di una regione che nelle sue pagine si specchia, e di un Paese che solo da poco ha iniziato ad affrontare apertamente la propria storia con l’AIDS, con le proprie periferie, con le proprie rive. “Uno scrittore delle nostre parti”, sì. Ma, ormai, anche uno scrittore di tutte le nostre inquietudini.

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