Il brusco aumento dei prezzi dei carburanti continua a pesare sulle tasche degli automobilisti e riporta il tema al centro del dibattito anche a Cesenatico. Con benzina e diesel stabilmente su livelli critici per famiglie e imprese, cresce il numero di cittadini che cerca soluzioni alternative per contenere la spesa: alcune sono perfettamente legali e ormai consolidate, come il rifornimento oltre confine; altre, invece, rappresentano un fenomeno preoccupante per le autorità.
Negli ultimi mesi si è infatti registrato un ritorno del cosiddetto “turismo del pieno” verso la vicina San Marino. Non sono pochi i cittadini e i lavoratori della Riviera che scelgono di fare rifornimento nella Repubblica del Titano, approfittando di un divario di prezzo che può arrivare anche a 20-25 centesimi al litro. Una differenza che sta generando frequenti code nei pressi dei distributori situati nei castelli di Dogana e Serravalle.
Alla base di questo fenomeno vi è soprattutto una ragione fiscale. In Italia, infatti, il prezzo alla pompa è composto in larga parte da imposte, in particolare accise e Iva, che incidono per oltre il 60% sul costo finale. Inoltre, quando aumentano le quotazioni internazionali del petrolio, tali imposte – in gran parte fisse – non si riducono automaticamente, e così il rincaro si trasferisce quasi interamente sul consumatore.
Diversa è la situazione nella piccola Repubblica di San Marino, che determina in autonomia la propria fiscalità sui carburanti, applicando in genere accise più basse e un’Iva al 21%, leggermente inferiore a quella italiana. Il risultato è un prezzo più conveniente, che oggi può garantire un risparmio di circa 10-12 euro su un pieno da 50 litri, sufficiente a giustificare qualche chilometro in più.
Accanto a questo fenomeno legale, tuttavia, si sta riaffacciando una pratica ben più rischiosa: l’utilizzo illecito del gasolio agricolo su mezzi non autorizzati. Quella che in passato appariva come una condotta marginale rischia infatti di trasformarsi in una vera piaga economica. Il gasolio destinato all’agricoltura, pensato per sostenere il lavoro nei campi, beneficia di accise fortemente ridotte e arriva così a costare fino al 40% in meno rispetto al diesel per autotrazione.
Una differenza di prezzo che può alimentare la tentazione di risparmiare anche 80 centesimi o un euro al litro, ma che nasconde rischi molto elevati. Il gasolio agricolo è facilmente riconoscibile per la sua tipica colorazione verde e, durante i controlli su strada, basta un semplice prelievo dal serbatoio per accertare l’irregolarità.
In questi casi scattano sanzioni amministrative molto pesanti: le multe partono da circa 5.000 euro e possono arrivare a decine di migliaia, in base alla quantità di carburante utilizzato illecitamente. A ciò si aggiunge il possibile sequestro del mezzo e, nei casi più gravi, anche la contestazione del reato di sottrazione al pagamento delle accise.
Non sono da sottovalutare, inoltre, i rischi tecnici. I moderni motori diesel, soprattutto quelli omologati secondo gli standard ambientali più recenti, impiegano sistemi di iniezione e filtri antiparticolato particolarmente sensibili alla qualità del carburante. Il gasolio agricolo, meno raffinato e potenzialmente contenente impurità, può nel tempo causare l’intasamento dei filtri e il danneggiamento degli iniettori, con riparazioni che spesso superano i 3.000 euro.
Alla luce di questi segnali, le forze dell’ordine stanno intensificando i controlli per contrastare una pratica che sottrae risorse allo Stato e penalizza gli operatori onesti. Nel frattempo resta aperto il dibattito politico sulle cosiddette “accise mobili”, che consentirebbero di ridurre temporaneamente la tassazione sui carburanti quando i prezzi internazionali salgono.
Finché il costo alla pompa resterà elevato, è probabile che gli automobilisti continueranno a cercare ogni possibile margine di risparmio. Ma la scorciatoia del carburante illegale rischia di trasformare un risparmio immediato in un problema ben più grave.