6 Ottobre, 2026 Cesenatico

Don Mirco, sabato speciale accanto a Leone: “Un dono straordinario”

La giornata di sabato 22 agosto porterà Papa Leone XIV prima a San Marino, poi al Meeting di Rimini e infine nel piazzale del porto, dove a partire dalle 18:30 il Pontefice presiederà la Santa Messa. Don Mirco Bianchi, parroco presso le comunità di Villamarina e Gatteo Mare, sarà ufficialmente presente tra i sacerdoti che concelebreranno al suo fianco, in un settore predisposto accanto all’altare. Un appuntamento ancora più significativo considerando il suo percorso degli ultimi anni e la malattia che ha scelto di raccontare pubblicamente, trasformandola in una coraggiosa testimonianza di fede e di vita.

Ma c’è un dettaglio che rende questa storia ancora più particolare: Don Mirco non aveva programmato di partecipare. Ci ha provato quasi all’ultimo momento. E la risposta, quasi come un segno divino, è arrivata.

Don Mirco, partiamo dall’inizio. Come è arrivata la notizia?

“Era da tanto tempo ormai che era prevista la visita del Papa a Rimini, ma sinceramente non avevo mai pensato davvero di andarci. Ieri, poi, mi è arrivato un messaggio, o forse una mail, in cui veniva chiesto ai sacerdoti del territorio chi volesse andare a Rimini per concelebrare. Allora mi sono detto: “Adesso provo”, pensando che, anche se ero fuori tempo, valesse la pena tentare”.

Quindi è stata una decisione presa sul momento?

“Sì: ho subito scritto una mail alla segretaria del Vescovo di Rimini e all’ufficio che si occupa della visita del Papa. Questa mattina (ieri, ndr), con i miei documenti, ho ricevuto la risposta: ero stato iscritto!”.

Una candidatura dell’ultimo momento, dunque, che si è trasformata in un invito vero e proprio. Don Mirco lo racconta senza nascondere la sorpresa, con la chiara consapevolezza che proprio l’imprevedibilità dell’episodio renda tutto ancora più bello.

E come ha reagito quando ha saputo di essere stato inserito?

“Sicuramente è stata una notizia inaspettata. Sarà per me una cosa straordinaria, anche perché sono tanti anni che non incontro un Papa di persona”.

L’ultimo era stato Giovanni Paolo II?

“Ho incontrato personalmente Giovanni Paolo II una ventina di anni fa. Poi ho incontrato anche Benedetto XVI e Paolo VI, ma in occasioni diverse e, in alcuni casi, quando ancora non ero nemmeno sacerdote. Dopo, invece, non ho più avuto occasione di incontrare personalmente un Pontefice”.

Quella di sabato, dunque, non sarà soltanto una celebrazione particolare dal punto di vista religioso, ma anche il ritorno a un’esperienza che per Don Mirco appartiene a lontani ricordi della propria storia.

Il Papa incontrerà anche ammalati e persone con disabilità. Per lei assume un significato particolare?

“Ho visto che c’è il settore dedicato alle persone con disabilità e che è tutto pieno. Io sono anche disabile a causa della mia malattia, quindi vedremo come sarà. Sicuramente, per me, sarà straordinario”.

Parole semplici, ma che riportano inevitabilmente alla storia che Don Mirco sta vivendo da oltre un anno. La sua malattia è diventata parte essenziale della sua testimonianza pubblica, così come lo sono diventati i pensieri, le riflessioni e le parole condivise con le persone che incontra o lo seguono.

Sabato, però, ci sarà un elemento nuovo: la possibilità di vivere quella giornata non soltanto come sacerdote, ma innanzitutto come uomo che sta attraversando una profonda prova personale.

E concelebrare, cosa significa concretamente? Dove sarete rispetto al Papa?

“Da quello che ho visto nella mappa, l’altare è quello del Papa, mentre noi sacerdoti e vescovi saremo proprio lì a fianco. Il nostro settore è accanto all’altare”.

Sarete in tanti?

“So che da Cesena-Sarsina saremo in due sacerdoti e il Vescovo. Poi ci saranno altri sacerdoti e vescovi dalle diocesi vicine”.

Non è, tuttavia, soltanto la vicinanza fisica all’altare a rendere speciale l’appuntamento. Per Don Mirco Bianchi, il rapporto con il Papa passa prima di tutto attraverso quella comunione che ogni sacerdote rinnova quotidianamente nella celebrazione della Messa.

In questi mesi ha avuto modo di seguire Leone XIV. Sente una particolare sintonia con il suo modo di intendere la Chiesa, con i suoi temi, con il suo messaggio?

“Non farei una classifica dei Papi. Nella mia vita cristiana, non solo da parroco, sicuramente Giovanni Paolo II è stato una presenza importante, ma in realtà tutti i Papi che ho conosciuto hanno accompagnato a proprio modo il mio cammino”.

E poi aggiunge un pensiero che sembra racchiudere proprio il suo modo di guardare alla Chiesa e al ruolo del Pontefice: “Ogni tempo ha il suo Papa, con le sue caratteristiche, ma sicuramente resta un dono dello Spirito Santo che continua a guidare la Chiesa attraverso la comunione con il Pontefice”.

Una comunione che, per Don Mirco, non è assolutamente un concetto astratto, ma qualcosa che entra nella quotidianità del sacerdote. “Ogni giorno, quando celebriamo la Messa, c’è quella parte in cui diciamo che siamo in comunione con il Papa. Per questo è essenziale questa comunione, così come quella con il nostro Vescovo”.

Sabato, allora, sarà soprattutto un dono?

“Sicuramente concelebrare è per noi un grande dono”.

E forse è proprio questa la parola che più di tutte accompagna l’attesa di Don Mirco: dono. Un dono arrivato quasi per caso, dopo una semplice mail inviata quando ormai sembrava essere troppo tardi. Un dono che lo porterà, sabato 22 agosto, accanto all’altare dove Papa Leone XIV celebrerà la Messa, davanti a migliaia di persone.

Per Don Mirco sarà anche un momento da vivere con la consapevolezza di una storia personale profondamente cambiata dalla malattia, ma senza mai perdere quella dimensione di gratitudine che ha contraddistinto la sua testimonianza.

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