La paura viaggia attraverso gli smartphone: prima le voci, poi gli screenshot, infine gli audio inoltrati decine di volte. Nelle chat degli studenti, così, i timori si sono presto trasformati in un’autentica psicosi collettiva, mentre centinaia di ragazzi si direbbero pronti a scatenare il caos con armi, incendi, aggressioni ai passanti e perfino presunti piani per stuprare le ragazze. Annunci sempre più estremi – spesso senza riscontri verificabili – che in poche ore hanno raggiunto le scuole di tutta la Romagna, mettendo in apprensione studenti e famiglie.



Il fenomeno è dunque reale, ma sono le minacce a non risultare altrettanto credibili. A chiarirlo sono le stesse istituzioni, intervenute dopo la diffusione incontrollata dei messaggi. Il Comune di Rimini ha confermato che le Forze dell’Ordine monitorano la situazione già da giorni tramite la vigilanza nei pressi degli istituti. A Ravenna, il Sindaco Alessandro Barattoni e la Presidente provinciale Valentina Palli hanno incontrato i dirigenti scolastici dopo le numerose assenze registrate ieri, mercoledì 21 ottobre, nonostante le scuole fossero regolarmente aperte. A Cesena, infine, il Sindaco Enzo Lattuca ha invitato a non sottovalutare le possibili minacce, ma anche ad evitare “spirali di paura incontrollata e immotivata”, mentre a Forlì, dopo la diffusione di un audio dai contenuti violenti, una minorenne di origini tunisine è stata denunciata per istigazione a delinquere (Clicca qui).
Sempre a Cesena, nei messaggi rilanciati tra gli studenti compaiono riferimenti espliciti al Liceo Classico “V. Monti” e agli istituti nella zona di Piazzale Macrelli, tra cui l’ITT “Pascal-Comandini” e l’IPS “Versari-Macrelli”. Sono nomi associati alle voci circolate online, non una conferma che questi istituti siano stati individuati come obiettivi reali. Secondo testimonianze raccolte sul territorio, in alcune classi la preoccupazione ha occupato buona parte della mattinata; in altre scuole, invece, le presenze sarebbero rimaste sostanzialmente nella norma.
A Cesenatico, almeno per quanto riferito da persone vicine al mondo scolastico, non si sarebbe verificato un allarme paragonabile a quello registrato altrove. Le voci sono arrivate anche qui, alimentando conversazioni e timori tra i ragazzi, ma le assenze sarebbero state limitate. All’ITE “Agnelli”, secondo una testimonianza, nella mattinata è stata vista una pattuglia dei Carabinieri all’esterno, dopo che nelle chat erano circolati messaggi che annunciavano possibili disordini.



I diversi racconti descrivono così un quadro non uniforme: in alcuni istituti la preoccupazione ha condizionato la giornata e, secondo le segnalazioni, in una scuola con circa 1.500 iscritti le presenze sarebbero state particolarmente ridotte. Altri istituti, invece, riferiscono una partecipazione sostanzialmente nella norma.
Il confine tra prudenza e allarmismo è sottile. Ed è qui che si innesta il meccanismo della psicosi: un messaggio anonimo viene inoltrato come avvertimento, chi lo riceve spesso lo interpreta come una conferma e lo rilancia, pensando di proteggere gli altri. Ma la ripetizione, così, finisce per sembrare una prova. Prudenza e controlli sono indispensabili, ma condividere indiscriminatamente contenuti non verificati può trasformare una minaccia incerta in un’emergenza percepita da migliaia di persone. Le autorità invitano a segnalare i messaggi e a non alimentare le catene: la paura non è una prova, e la viralità non è una conferma.