


Cesenatico aveva un proprio aeroporto militare e probabilmente in pochi, passeggiando oggi tra il Parco di Ponente, le colonie e le strade della zona, immaginano che proprio lì, oltre ottant’anni fa, decollassero ed atterrassero gli aerei delle aviazioni alleate. Eppure, quella che sembra una storia lontanissima è tutt’oggi scritta nella geografia della città. A riportarla alla luce è stato Walter Cortesi, archeologo militare, protagonista di un incontro all’Onda Marina Yacht Bar dedicato all’aeroporto di Ponente e alla presenza alleata sul territorio durante la Seconda guerra mondiale.
La ricostruzione è affascinante: lo scalo venne allestito alla fine del 1944 e rimase operativo fino al 1947. La pista di atterraggio si trovava nella zona del lungomare, mentre quelle che oggi sono le strade di Ponente erano in realtà le piste di rullaggio, utilizzate dagli aerei per raggiungere la pista principale di Viale Cristoforo Colombo. Nell’area dell’attuale Eurocamp sorgeva una parte dell’aeroporto. Dopo la guerra, racconta Cortesi, tutto venne spianato con le ruspe, mentre a ricordare quel passato rimase soltanto il Cimitero urbano.


Ma la storia militare di Cesenatico non finisce qui. “Da Ravenna fino a Cesenatico abbiamo individuato oltre 350 bunker diversi”, ha spiegato Cortesi, raccontando un patrimonio in gran parte nascosto e ancora poco conosciuto. Alcuni sono stati restaurati, altri sono rimasti sepolti o inglobati nelle trasformazioni urbanistiche del dopoguerra. Il dato più sorprendente è che decine di strutture militari tedesche si trovano ora sotto edifici, alberghi e stabilimenti balneari. In alcuni casi, le vecchie basi in cemento sarebbero state perfino riutilizzate per costruire nuove strutture.
Cortesi ha portato anche testimonianze materiali di quella stagione: una porzione originale delle grelle d’acciaio utilizzate per realizzare le piste provvisorie. Lamiere che, finita la guerra, i cittadini recuperarono e trasformarono in cancelli, recinzioni e persino fondamenta per pollai. Alcune sono ancora visibili a Ponente.
E poi ci sono le storie degli uomini che attraversarono Cesenatico in quegli anni. Come il pilota americano di un aereo recuperato da un peschereccio nel porto, che Cortesi riuscì a rintracciare in Canada grazie al numero di matricola sul velivolo. Oppure quelle dei militari inglesi e americani che vivevano in città, tra differenze, rivalità, fotografie e amori nati durante la guerra.
La storia passa anche dall’Albergo Britannia, che durante la guerra era conosciuto come Albergo Miramar. La struttura ospitò militari americani della 79ª Fighter Group, reparto dell’aviazione statunitense che ebbe una base a Cesenatico nel 1945. Cortesi ha raccontato anche alcuni aspetti della loro vita quotidiana, ricostruiti attraverso fotografie e testimonianze originali. Tra queste, quella di un ex militare che, a distanza di quasi cinquant’anni, tornò in città per ritrovare l’albergo nel quale aveva soggiornato durante la guerra. Un filo diretto tra la memoria dei soldati e quella di Cesenatico, che restituisce una dimensione umana a una vicenda spesso raccontata soltanto attraverso battaglie e bombardamenti.


Un’altra traccia importante della presenza alleata si trovava nella zona del porto, nei pressi dell’attuale Hotel Miramare, dove oggi transita uno dei traghetti. Cortesi ha raccontato l’esistenza di un ponte militare Bailey, una struttura modulare in acciaio progettata per essere montata rapidamente e consentire il passaggio dei mezzi pesanti. A Cesenatico serviva soprattutto a collegare la zona di Levante con Ponente e permettere ai militari alleati di raggiungere l’aeroporto. Il ponte era stato realizzato con elementi metallici resistentissimi, capaci di sostenere anche il passaggio dei carri armati. Non rimase però nella sua posizione originaria: secondo la ricostruzione di Cortesi, venne successivamente smontato e trasferito in un altro punto della città. Una testimonianza di come, in quegli anni, anche ponti e infrastrutture fossero parte integrante dell’organizzazione militare alleata.
Un passato che riaffiora sotto i piedi, dunque, tra le strade e gli edifici di tutti i giorni. E che, grazie alle ricerche di Cortesi, restituisce a Cesenatico una storia che merita di essere conosciuta ed approfondita.