L’orrore dello stupro sulla ciclovia di San Mauro Pascoli, con l’arresto di un 26enne del Gambia accusato di violenza sessuale aggravata e lesioni mentre la vittima correva lungo un sentiero ciclo-pedonale, ha fatto saltare di nuovo il tappo alle paure diffuse.
Questa volta però la reazione è sembrata istantanea, quasi chimica: come una Mentos nella Coca-Cola. È bastato un post di Matteo Salvini che rilanciava la castrazione chimica per gli stupratori perché i social esplodessero di like, commenti furiosi, invocazioni al “buttare via la chiave” e alla “tolleranza zero”.
Per anni in Romagna il tema della sicurezza è stato liquidato, soprattutto a sinistra, come fissazione di una manica di “facinorosi” di destra, buono per comizi e talk show. Oggi non è più così. La miccia dell’opinione pubblica è cortissima: basta un fatto di cronaca nera, tanto più se coinvolge uno straniero con una posizione irregolare o già noto alle forze dell’ordine, per incendiare bar, chat di quartiere, gruppi Facebook, comitati spontanei. San Mauro Pascoli non fa eccezione, anzi conferma quanto il terreno sia ormai saturo di paura e rabbia.
Il dato politicamente interessante è che non si muove più solo il fronte tradizionale del centrodestra. Salvini ha giocato la carta che gli è più congeniale, la bandiera della castrazione chimica e delle pene esemplari, riproponendo una vecchia proposta di legge della Lega. Ma quasi in contemporanea il sindaco di Cesenatico Matteo Gozzoli, segretario Pd nella federazione cesenate, ha preso carta e penna e ha puntato il dito contro il governo Meloni, chiedendo “più sicurezza e norme più efficaci” su giustizia, immigrazione e integrazione, e invocando una gestione dei flussi capace di integrare chi rispetta le regole e allontanare in fretta chi delinque. Insomma, su questo tema in passato, il Pd non toccava palla, adesso gioca all’attacco.
È un passaggio non banale: significa che anche il Partito Democratico, almeno a queste latitudini, ha capito che lasciare il tema della sicurezza in esclusiva alla destra è un suicidio annunciato. La libertà di una donna di correre, passeggiare, vivere il proprio paese senza paura non è più percepita come “tema da sciacalli”, ma come diritto minimo reclamato anche dalla fascia più moderata e mite dell’elettorato.
Le prossime comunali, a Cesenatico come altrove, si giocheranno anche qui: sulla capacità di garantire sicurezza reale, non solo slogan. Se la sinistra ha davvero deciso di scendere in campo “a petto in fuori”, dovrà dimostrare di saper coniugare diritti e rigore, accoglienza e controllo, senza inseguire la destra nelle semplificazioni urlate ma nemmeno rifugiarsi, come troppe volte in passato, nel silenzio imbarazzato di chi – nel sacro nome dell’integrazione “a tutti i costi” – arriva sempre un passo dopo.